TEATRO ARMANI
Via Bergognone, 59 - 20100 MILANO (MI)
   
corridoio d'ingresso
Fonte immagine: Sebastiano Brendolini, "Milano Nuova Architettura", Skira, Milano 2005
TIPOLOGIA:
• Cultura
• Teatro/Auditorium

USO ATTUALE:
• Teatro

USO STORICO:
• Fabbrica Nestlè

CONDIZIONE GIURIDICA:
• Proprietà Armani

PROGETTO E REALIZZAZIONE 2000 - 2001

Nel 2000 Armani sceglie di abbandonare il celebre Teatrino di via Borgonuovo 21 in favore di un nuovo spazio dall'estetica più metropolitana e minimale di un'ex fabbrica dismessa, la Nestlé di via Borgognone 59: il progetto di recupero viene affidato a una delle stella più brillanti del firmamento internazionale, Tadao Ando.
L'area Nestlè, a sua volta, si troverà presto in una posizione strategica, dato che il recupero della vicina Ansaldo - firmato da David Chipperfield - permetterà la realizzazione di una vera e propria "città della cultura", con il trasferimento di alcune importanti istituzioni museali (il nuovo museo archeologico, il centro delle culture extra-europee, il centro studi arti visive, la scuola del cinema e il laboratorio di marionette).

Il Teatro Armani è il primo esempio a Milano di architettura industriale riutilizzata con finalità artistiche.
L’architetto giapponese Tadao Ando, come Armani noto per il suo gusto per la semplicità e purezza nel design, ha pensato per lo spazio da rivitalizzare ad una fusione di cemento, acqua e luce, tre elementi protagonisti di tutti i suoi progetti.
I 3400 metri quadri del teatro Armani sono situati in una più vasta area di 12000 metri quadri prima occupati dall’edificio di una fabbrica Nestlé.
L'ingresso, attraverso il lungo colonnato, conduce al foyer ad arco di cerchio. Da qui si accede al teatro che può contenere fino a mille persone.
Disegnato per essere uno spazio flessibile e multifunzionale, il Teatro è pianificato per ricevere una varietà d’eventi, incluse naturalmente le sfilate. Il principio alla base del progetto di Ando è quindi molto semplice: consentire l’adattamento dello spazio ad una miriade di eventi differenti.
Estrema flessibilità è espressa dunque nello spazio che rimane tra il teatro e il perimetro della vacchia fabbrica, così come all'interno del teatro stesso dove le sedute a gradoni consentono diverse configurazioni e i rapporti tra attore e pubblico sono sempre differenti.
Grande attenzione anche al progetto illuminotecnico attraverso la realizzazione di un sistema potente di controllo luce, in grado di crescere seguendo lo sviluppo dell’industria - senza interferire con lo spazio architetturale - aggiornarsi alle necessità correnti dell’utente ed accogliere quelle ancora non immaginabili.

COME ARRIVARE:
Mezzi pubblici: linee 50 - 61 - 68 - 14

ARCHITETTURE MODERNE NEI DINTORNI:
Bergornone 53; Dada Cafè all'interno di Superstudiopiù; Fondazione Pomodoro

FONTI:
Sebastiano Brandolini, Milano Nuova Architettura, Skira, Milano 2005


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