Spazio MIL a Sesto San Giovanni

Spazio MIL a Sesto San Giovanni

Lo Spazio MIL, lunga costruzione in mattoni rossi risalente agli anni Trenta che vediamo in via Melchiorre Gioia a Sesto, occupa più di 3000 metri quadrati ed è oggi un grande contenitore adibito ad eventi culturali, arte, musica e design.

Si trova dove un tempo aveva sede la Breda, azienda fondata nel lontano 1886 che in questa zona aprì le sue produzioni legate al settore siderurgico, aeronautico e metalmeccanico e fu per anni un simbolo importante e concreto dell’industria italiana.

Come per molte industrie, ai tempi di espansione dovuti al boom economico degli anni del Dopoguerra seguirono venti di crisi che portarono alla progressiva chiusura di parte degli stabilimenti. Nel 1975 qui lavoravano oltre 3600 operai, l’acciaieria venne chiusa nel 1984 quando contava circa 800 dipendenti. Anche la trafileria cessò la produzione negli anni seguenti e la storica industria terminò definitivamente il suo ciclo produttivo nel 1990.

Ma il declino della fabbrica non ha significato come accade molte volte un abbandono del luogo perché negli anni seguenti questo grande spazio produttivo è stato riqualificato ed ammodernato, non dimenticando di preservare ciò che poteva essere salvato: delle vecchie strutture industriali è rimasto poco ma il grande Carroponte che era situato ai margini della Breda Siderurgica è oggi quello che vediamo, il MIL.

Il suo nome deriva dalla prima idea di destinazione d’uso dello spazio, Museo dell’Industria e del Lavoro, dal quale deriva l’acronimo MIL; dove una volta si trovava il magazzino dei ricambi la costruzione è stata ampliata con ferro e cemento ed oggi questo grande contenitore è disposto su tre navate ed offre una superficie davvero ampia. Di quello che era la Breda restano oltre al Carroponte i capannoni che sono invece utilizzati dall’azienda Vetro Balsamo.

Questo enorme spazio polivalente si presta oggi a diverse iniziative a carattere culturale, espositivo e ad ospitare importanti rassegne d’arte: qui si trova ad esempio l’archivio Giovanni Sacchi, modellista, che ha prestato la sua opera per i più noti marchi di design italiani.

Foto copertina by Paul Barker Hemings [CC BY-SA 2.0], via Wikimedia Commons.

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