La riconversione di architetture preesistenti è una caratteristica degli ultimi anni, una delle pratiche più comune del fare architettura oggi. Un’architettura si trasforma, si reinventa, si adatta, si modifica. Se è vero che oggi c’è poco spazio per il “nuovo”, è altrettanto vero che il patrimonio delle preesistenze è vastissimo e offre enormi possibilità d’intervento.
Si può stabilire una netta differenza fra il riuso di edifici storico-monumentali come ville, palazzi nobiliari, castelli, monasteri (GAMeC di Bergamo), e il riuso del patrimonio industriale. Questa seconda tipologia d’intervento caratterizza infatti lo scenario moderno, che vede nei luoghi di lavoro dell’inizio del Novecento una fonte inesauribile di opportunità d’intervento nella logica del recupero e della riattualizzazione delle architetture originarie ai mutati bisogni della società.
Le fabbriche del secolo scorso, ormai dimesse e abbandonate, diventate spesso rifugio per i senzatetto, tornano a essere parte integrante della vita cittadina, trasformandosi in spazi espositivi, musei, centri culturali, locali serali che offrono cultura e svago senza perdere la memoria delle proprie origini (Auditorium Niccolò Paganini di Parma, La Fonderia di Reggio Emilia, Magazzini Generali di Genova). Quando poi ad essere recuperati sono interi isolati o quartieri, sorgono sistemi più complessi come atenei, scuole, quartieri polifunzionali, oppure parchi e aree verdi attrezzate che nascono dalle macerie di fabbriche diroccate e contribuiscono a modificare il volto delle città offrendo alla comunità la possibilità di riscattare frammenti del proprio territorio (la collina del parco al Portello, ad esempio, è composta dalle macerie delle demolizioni delle preesistenze; il Monte Stella di Piero Bottoni è il risultato dall’accumulo delle macerie degli edifici bombardati durante la guerra).
Si verifica, in questi casi, un processo di metamorfosi che coinvolge interi settori dello spazio urbano. Un fenomeno molto rapido che riguarda l’estetica e soprattutto la funzionalità dei luoghi: interi quartieri, un tempo destinati alla produzione, si trasformano in zone dedicate alla cultura, alla moda, ai giovani, generando un sistema di infrastrutture e di servizi accessori. Si trasformano gli edifici e cambiano le funzioni, ma si modificano anche le strade di accesso, gli spazi aperti circostanti, le relazioni sociali. Le architetture della metamorfosi generano sempre un processo complesso che coinvolge numerosi attori e innesta meccanismi di evoluzione di vaste porzioni del sistema urbano: il museo aperto dell’architettura moderna di Ivrea è un caso di metamorfosi lenta di un progetto urbanistico/edilizio, quello dell’Olivetti, che ha fortemente segnato la cultura italiana del Novecento e che è oggi oggetto di una attenzione particolare che limita il degrado, apre alla città e al turismo una grande opera collettiva dell’architettura italiana.
Un atteggiamento progettuale che connota spesso gli interventi di recupero e rifunzionalizzazione consiste nel rispetto della struttura originaria, attraverso il mantenimento di alcuni elementi caratteristici preesistenti che divengono il fulcro del “nuovo edificio”. Gli impiegati della PirelliRe, ad esempio, si riuniscono oggi all’interno di una torre di raffreddamento (dove appunto risiedono le funzioni più rappresentative dell’edificio) e gli studenti universitari di Castellanza e Bovisa seguono le lezioni sotto le coperture a sheed o accanto ad una ciminiera; nei parchi di nuova realizzazione compaiono vecchi carroponte che ricordano la storia del luogo, mentre la moda milanese espone le sue collezioni su esclusive passerelle allestite all’interno di ex-capannoni. Per quanto gli interventi di recupero e rifunzionalizzazione interessino prevalentemente le ex-fabbriche, si tende oggi ad intervenire con sempre maggiore frequenza anche sulle ex-chiese, le ex-residenze, gli exmagazzini
(Batteria dell’Isola Palmaria di La Spezia, edilizio, quello dell’Olivetti, che ha fortemente segnato la cultura italiana del Novecento e che è oggi oggetto di una attenzione particolare che limita il degrado, apre alla città e al turismo una grande opera collettiva dell’architettura italiana.
Un atteggiamento progettuale che connota spesso gli interventi di recupero e rifunzionalizzazione consiste nel rispetto della struttura originaria, attraverso il mantenimento di alcuni elementi caratteristici preesistenti che divengono il fulcro del “nuovo edificio”. Gli impiegati della PirelliRe, ad esempio, si riuniscono oggi all’interno di una torre di raffreddamento (dove appunto risiedono le funzioni più rappresentative dell’edificio) e gli studenti universitari di Castellanza e Bovisa seguono le lezioni sotto le coperture a sheed o accanto ad una ciminiera; nei parchi di nuova realizzazione compaiono vecchi carroponte che ricordano la storia del luogo, mentre la moda milanese espone le sue collezioni su esclusive passerelle allestite all’interno di ex-capannoni.
Per quanto gli interventi di recupero e rifunzionalizzazione interessino prevalentemente le ex-fabbriche, si tende oggi ad intervenire con sempre maggiore frequenza anche sulle ex-chiese, le ex-residenze, gli ex magazzini (Batteria dell’Isola Palmaria di La Spezia, Mercati Generali di Torino, Galata Museo del Mare di Genova, Mediateca Santa Teresa di Milano).
Sotto il profilo della progettazione, il fatto di confrontarsi con l’esistente ha portato a modificare concezioni architettoniche classiche e modi correnti di interpretare lo spazio. In questo senso, un caso esemplare è costituito dall’abitazione. Il loft, che è oggi una delle tipologie abitative più prestigiose e richieste, non sarebbe mai esistito se non si fosse deciso di trasformare vecchi capannoni industriali in appartamenti. Lo “spazio unico” ha determinato un inconsueto intreccio di funzioni domestiche che hanno dato vita ad un nuovo modo di abitare e di intendere la casa, che nel passato avrebbe incontrato grandi resistenze. Il successo del loft è un chiaro sintomo di uno spirito di adattamento verso la novità, ma anche di un’evoluzione dei modi di vivere e di intendere lo spazio abitativo e le attività che in esso
si svolgono, compenetrando azioni e funzioni che un tempo erano nettamente distinte.